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Social or not social: this is the question!

Social or not social

In realtà la situazione è un po’ più complessa di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di essere o non essere iscritti a una piattaforma social, ma quale scegliere tra le tante a disposizione.
Bisogna pensare allo strumento del social network come a un vestito e quindi selezionare quello che meglio si adatta alle caratteristiche dell’azienda. Ma la questione non si esaurisce qui. Ci mancano gli “accessori”, ovvero tutti i contenuti da postare che, in questo caso, contano moto più del vestito in sé.

Facebook? Twitter? LinkedIn? Google Plus? Pinterest? Instagram? You Tube? Vimeo? Chi? Cosa? Perché?
In generale ciascuno di questi strumenti serve per avvicinare il mittente al destinatario in un rapporto 1:1, creare conversazioni con utenti/consumatori e instaurare quella che viene definita “affiliazione”.
Attraverso le piattaforme social le aziende possono rimanere sempre in contatto con i loro clienti e tenerli costantemente aggiornati sugli eventi che riguardano il brand e sui nuovi prodotti/servizi.
Ogni azienda è bene che scelga attentamente lo strumento social più adatto, facendo un’autoanalisi (o facendosi aiutare da agenzie specializzate) per l’individuazione del target di riferimento, del tipo di immagine che si vuole comunicare e del modo per rendere più efficace la propria presenza su queste piattaforme digitali.

Se il contenuto non è interessante…
Di certo non è questa la sede per dire se per l’azienda X sia più opportuno utilizzare Facebook o Instagram o Pinterest, ma quello in cui bisogna essere bravi è saper catturare l’attenzione dell’utente affinando sempre più la capacità di proporre contenuti interessanti, capaci di incuriosire ed emergere dal marasma generale di informazioni che costantemente ci bombarda.
Quindi non basta essere su Facebook perché qualcuno parli di noi e con noi. L’interazione pronosticata da Mark Zuckerberg tra brand e consumatore non si è verificata. L’idea che non sia più necessario colpire le masse di consumatori sparando nel mucchio con grandi spot, ma che si possa mirare a colpo sicuro direttamente il target giusto non è vera, visto che ‘fan’ e ‘followers’ hanno imparato a schivare i colpi.

Allora cosa fare?
Non rinunciare a priori a un rapporto meno formale con gli utenti/consumatori, ma utilizzare con parsimonia e nel modo più efficace possibile gli strumenti che abbiamo a disposizione, preferendo la qualità alla quantità, la sintesi e l’immediatezza a contenuti prolissi e noiosi, e, quando possibile, un breve video a un’immagine statica. La pubblicità tradizionale potrà aiutare quella digitale a darsi delle regole ed essere più determinante nella scelta di un prodotto e nella comunicazione di un marchio.

Riflessione
Un Tweet, prima di perdersi nell’impalpabile e fugace mondo stream dei social, vive in media 18 minuti.